Faceva il bilancio consuntivo della sua vita, voleva raggranellare fuori dall'immenso mucchio di cenere delle passività le pagliuzze d'oro dei momenti felici (...).
Nell'ombra che saliva si provò a contare per quanto tempo avesse in realtà vissuto: il suo cervello non dipanava più il semplice calcolo: tre mesi, venti giorni, un totale di sei mesi, sei per otto quarantotto... quattromila... radice cuba di 840.000... Si riprese. "Ho settantatré anni, all'ingrosso ne avrò vissuto, veramente vissuto, un totale di due... tre al massimo." E i dolori, la noia, quanto erano stati? Inutile sforzarsi a contare: tutto il resto: settant'anni.
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo
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domenica 15 settembre 2013
Bilanci di fine viaggio...
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lunedì 2 settembre 2013
Una ragione per morire/1
L'immagine di quel corpo sbudellato riappariva però spesso nei ricordi come per chiedere che gli si desse pace (...) superando e giustificando il suo estremo patire in una necessità generale. Perché morire per qualche d'uno o per qualche cosa va bene, è nell'ordine; occorre però sapere o, per lo meno, esser certi che qualcuno sappia per chi o per cosa si è morti; questo chiedeva quella faccia deturpata; e appunto qui cominciava la nebbia.
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo
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